Una delle cose grandi che ci lascia Steave


“Siate affamati, Siate folli”, il messaggio di Jobs ai giovani nel celebre discorso del 2005 a Stanford

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Milano, 06 ott – “Siate affamati. Siate folli”, ai ragazzi che si radunarono per ascoltare il suo discorso all’universita’ di Stanford Steve Jobs, nel 2005, disse quello che un ragazzo a 20 anni vorrebbe sentirsi dire: non mollare il tuo sogno. “Il vostro tempo e’ limitato, percio’ non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora piu’ importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto e’ secondario.” Il boato dei ragazzi fu assordante.

Steve Jobs era nato il 24 febbraio del 1954 a San Francisco da due studenti, il siriano Abdulfattah Jandali e l’americana Joanne Schieble. La madre decise di darlo in adozione a patto che la coppia adottiva si fosse impegnata a mandarlo all’universita’. Ma l’universita’ per Jobs si interruppe dopo soli 6 mesi. Fu lui ad abbandonarla. “Ebbi fiducia in quello che sentivo, disse e quella fu una delle decisioni piu’ sagge della mia vita.

Nel ’74 fu assunto come tecnico all’Atari. Il suo intento era quello di raccogliere abbastanza denaro per trasferirsi in India. All’Atari aveva ritrovato il suo amico Wozniak e insieme decisero di creare computer personali. Nacque cosi’ Apple Computer. Jobs era un uomo difficile, schivo, un capo duro, intransigente, ma chi ha lavorato con lui racconta di essere riuscito a fare sotto la sua guida cose che non pensava di saper fare, cose impossibili appunto, quelle cose impossibili che hanno fatto grandissima Apple.

Jobs era un uomo magnetico, con una leadership fortissima e il talento di saper riconoscere altri talenti in poco tempo. Aveva un’idea fissa: era quella di voler usare la tecnologia per dare spazio alla creativita’.

Il Mac e l’iPhone non sarebbero nati altrimenti.